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Come promesso eccomi qui.

Ogni giorno è un'emozione arrivare al cancello dell'ospedale più bello del mondo. Il panorama attorno da solo è in grado di metterti di buon umore.

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Sono incaricata dei reparti chirurgici,
​36 posti letto, 26 infermieri. Il padiglione è quello nascosto dagli alberi sulla destra. Condividiamo lo spazio con la pediatria.

La giornata comincia. I Salam aleikum, i sorrisi e le strette di mano con tutto lo staff. Giro veloce nei reparti per capire con gli infermieri smontanti come è andata la notte e se ci sono stati problemi. Proseguiamo con il report del senior anestesista che illustra la lista operatoria per la giornata, seguito dal report del chirurgo nazionale smontante guardia che presenta i casi che sono stati ammessi in ospedale nelle 24 ore precedenti.

Poi parte il giro medico. E qui comincia il gioco di sguardi e piccoli gesti. Lo sguardo di panico di Jamshid, infermiere assunto da 10 giorni, che deve dare il report per la prima volta... lo da... alla fine il mio sguardo e il mio gesto di approvazione e il suo sorriso soddisfatto. Sguardi e linguacce con i bimbi in trazione, i mimi con i pazienti che cercano di spiegarti quali sono i loro problemi, le frasi in dari stentato che provo a mettere insieme, le carezze, le strette di mano, i grazie. E la fatica immane per non focalizzare l'attenzione sulle storie delle persone ricoverate, altrimenti si rischia di perdere la concentrazione. Un esempio? Sodaba 20 anni sposata da 5 giorni era in macchina con il neomarito e altri 4 parenti, sulla strada verso Kabul. La macchina si cappotta. Sodaba è l'unica sopravvissuta, con la colonna vertebrale spezzata: paralizzata dal torace in giù. Viene portata in un ospedale di Kabul per la fissazione vertebrale e lì la lasciano in un letto per 20 giorni. Arriva da noi magrissima, solo occhi sgranati e denti, spaventata, stanca e depressa con una piaga da decubito enorme sul sedere... Dopo l'intervento di pulizia della piaga, il mattino seguente la mettiamo seduta sulla sedia a rotelle e compare il suo primo sorriso in 20 giorni.
In definitiva il lavoro che facciamo qui non fa notizia, non finiremo mai sulle prime pagine dei giornali; non è accattivante il lavoro quotidiano, certosino, fatto, a volte, di scelte difficili per garantire i diritti dei nostri pazienti e del nostro staff. Organizzare un piano di formazione, fare le lezioni, seguire passo a passo i miglioramenti dei pazienti e degli infermieri, il cercare di rendere tutto semplice e comprensibile anche ai colleghi meno esperti, senti di avere in mano la possibilità e la forza di contribuire a migliorare la vita di ogni persona che incontri nella tua quotidianità. Senza distrazioni, senza rumori di fondo che sporcano le emozioni.


Vi abbraccio.​

 

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